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LA STORIA DI ANNA E PRIMO
Una storia d’amore. Di quelle che reggono davvero ad ogni
colpo del destino.
Nel ‘90 Primo ha 30 anni e Anna 24. Sono fidanzati. Quell’anno ad
avere problemi di salute è lui, comincia ad accusare qualche
fastidio, iniziano gli accertamenti, ma ci vogliono mesi per capire
di cosa si trattava: “Linfoma di Hodgkin - spiega Anna - allora era
una malattia ancora abbastanza rara, eravamo spaventati. Per lui è
cominciato il ciclo delle cure, un anno di terapie tra chemio e
radio, poi la remissione completa. Primo guarisce”.
Poco dopo, alla fine del ‘91, però a cedere è stata la salute di
Anna: febbriciattole, stanchezza, una brutta tosse, talmente brutta
da far insospettire un medico che la sente casualmente: “Pensavo
fosse stress - racconta - eravamo reduci da un periodo difficile, la
malattia di Primo, quella di mia madre che era stata colpita da un
aneurisma cerebrale. Invece ho accompagnato un’amica dal medico e
proprio lui mi ha sentito tossire. Le mie condizioni erano veramente
serie, sono stata ricoverata a lungo agli infettivi, pensavano a una
TBC, non riuscivano a capire, e questo fino a un consulto fatto nel
reparto di ematologia dell’Ospedale di Sondalo”.
E nella vita di Anna entra così un medico: “Mi ha salvato la vita,
gli ho raccontato tutto, spiegato come mi sentivo, cosa era successo
a Primo”. La diagnosi è difficile: linfoma di Hodgkin al 4° stadio
con il coinvolgimento di un polmone.
“Sapevo perfettamente che cosa mi aspettava - spiega Anna - ero
stata vicina a Primo ed ero preparata. Anche per me arrivarono la
chemioterapia e la radioterapia, un anno dopo era tutto finito”.
Anche per Anna arriva la remissione completa.
La malattia si ripresenta però qualche anno dopo, nel ‘99: “Primo si
sente male, una recidiva del linfoma. Eravamo disperati. A quel
punto ci siamo rivolti al mio ematologo. Hanno deciso di fare una
raccolta di staminali per prevenzione, e poi è ricominciato il ciclo
di cure”.
L’iter è stato quello consueto. Primo è guarito.
“Oggi stiamo bene, tutti e due, la vita ci ha veramente messo a dura
prova, ma non abbiamo mai mollato. Abbiamo vissuto momenti in cui ci
siamo resi conto quanto sia difficile veder soffrire chi ami ed
altri in cui abbiamo capito come, quando sei tu a doverti curare,
scattino in te consapevolezze e risorse fino allora nascoste”.
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