LA STORIA DI MARIO

Un abbassamento di voce. Come ne capitano tanti senza che, necessariamente, siano forieri di cattive notizie. Mario Porcu, allora 41enne dipendente dell’Azienda trasporti milanese, oggi trenta in più, invece capì subito che c’era qualcosa che non andava. Le visite (alcune conclusesi con un nulla di fatto perché qualche medico non si accorse del linfoma), i confronti con persone che avevano vissuto la stessa situazione, i controlli, fino alla diagnosi esatta: tumore alla gola. Di smettere di parlare e, soprattutto, di vivere, Mario, però, non ne aveva alcuna intenzione. Per se stesso, per sua moglie, per i suoi due figli allora piccoli. "Avevo 40 anni, un lavoro che mi piaceva molto, una moglie e due bimbi: quando il medico mi ha detto che avevo un tumore mi è crollato tutto addosso. E’ stato un periodo difficile perché non sapevo cosa fare, pensavo alle conseguenze del male e a un futuro che mi appariva incerto. Poi, però, ho reagito e mi sono detto: o ti operi o è finita. E ho accettato tutto quello che i medici mi dicevano, come se si trattasse di un intervento alle tonsille". Un’operazione invasiva che, nel 1980, con la medicina di allora, comportava, com’è accaduto a Mario, l’asportazione della laringe e la pulizia di tutto le zone della gola che potevano essere minacciate. La paura di non parlare più c’è stata, in quella fase i punti interrogativi sono più numerosi e grandi delle certezze. Mario, però, non ha fatto alcun passo indietro. E ha vinto la sua battaglia. Nel giro di un mese l’incubo è diventato sempre meno minaccioso, fino a dissolversi del tutto quando, sessanta giorni dopo, grazie a una specifica rieducazione, ha ripreso a parlare. "E’ stato tutto così veloce. La diagnosi, l’operazione, il recupero, il ritorno sul posto di lavoro. Volevo stare a contatto con la gente come prima e convinsi i miei capi di allora a trasferirmi in un ufficio aperto al pubblico. Ho avuto la fortuna di avere intorno a me esempi positivi e gente che ce l’aveva fatta: mi dicevo "se parla lui, posso parlare anch’io. Il saper poi che c’era un metodo per poter guarire".
Il lavoro e la famiglia allora. Oggi la famiglia e il volontariato, alla Lega italiani lotta contro i tumori dove porta la sua testimonianza e il suo messaggio di speranza e dove ascolta gli ammalati con le loro paure ed esigenze. "Vivo bene, cercando di fare tutto nel migliore modo possibile. Bisogna avere fiducia e la forza di capire che la vita può continuare nello stesso modo di prima. La fiducia è fondamentale, anche se in certi momenti è dura averla. Io parlo alla gente perché la mia voce è la dimostrazione concreta che ce la si può fare".

 

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