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LA STORIA DI SIMONA
“Potrebbe essere qualsiasi cosa: il graffio di un gatto,
un’infezione, un’infiammazione, ma anche qualcosa di più serio, un
linfoma”.
Comincia con questa frase del suo medico curante la storia di
Simona. Una grossa noce spuntata alla base del collo, sentita una
sera sotto la doccia di ritorno dalla palestra, l’aveva convinta ad
andare dal medico. Era di certo una ciste, almeno così tutti
pensavano, in realtà si trattava di un linfonodo ingrossato. Il
primo accertamento medico, l’ecografia, risale al 24 ottobre 2001,
il 21 novembre Simona era già in ematologia per la prima seduta di
chemioterapia.
“In quei 30 giorni scarsi mi successe di tutto: l’ago aspirato non
diede risultati, furono costretti a farmi una biopsia chirurgica -
racconta Simona - I risultati arrivarono di mercoledì, in questa
storia tutto è successo di mercoledì... La biopsia diceva che il mio
collo era lievitato per un linfoma, un “non hodgkin”, non si sapeva
ancora quanto esteso, si sapeva solo che era aggressivo.
Ogni volta, dopo ogni analisi, mi sentivo un po’ più leggera.
Dopo i risultati della biopsia, accertata l’origine del problema,
avevo come la sensazione che tutto fosse più semplice. Ero malata,
questo era certo, non sapevamo ancora quanto, ma sapevamo già chi
avevamo di fronte. Sembrerà paradossale, ma questo era
tranquillizzante, sicuramente più dell’incertezza”.
Simona ricorda ogni giorno, ogni momento passato nel reparto di
ematologia, ben presto quei corridoi divennero familiari e
rassicuranti, così come familiari e rassicuranti divennero i medici
e gli infermieri del day hospital dell’ematologia.
“Ricordo quando il medico che mi prese in cura mi disse che avevo un
tumore maligno del sistema linfatico, definì ciò che mi era accaduto
una nevicata, una brutta nevicata, dannosa, ma una nevicata di
marzo, di quelle che non si trascinano, di quelle che spariscono
presto. Mi ripetei nella mia testa questo racconto, questa immagine
decine di volte in quei mesi, ogni volta che mi sentivo stanca”.
La chemio porta con se problemi conosciuti, come la perdita dei
capelli, le nausee, ma anche il rischio di una menopausa anticipata,
a 36 anni può succedere anche questo.
“Ricordo come fosse ieri il suo sguardo mentre mi diceva queste
cose. Mi chiesi quante volte aveva dovuto ripetere queste frasi e
dove trovava, ancora una volta, la forza e l’energia per infondere
coraggio. Loro, i medici, le infermiere, quelli veri, quelli che non
hanno perso di vista di avere tra le mani la vita, appartengono
davvero a un altro pianeta. Lui era tra questi: e se oggi sono qui,
fuori dal tunnel spero definitivamente, lo devo anche alla grande
umanità e al calore di queste persone che per 8 mesi hanno seguito
ogni mio piccolo passo, hanno ascoltato ogni lamento, ogni timore,
cogliendo anche i segnali più silenziosi che la paura di morire si
porta con se”.
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