LA STORIA DI ROMINA
“Ma tu sei con me anche quando io sono grande?”. Già perché in quel momento grande non era di certo, con i suoi 3 anni, ma aveva comunque capito che qualcosa nella zia non andava bene. “Mi sono sentita stringere il cuore – racconta Romina – l’avevamo tenuto all’oscuro di tutto, era troppo piccolo, ma aveva capito…”. Romina ha 23 anni, vive a Roma, la malattia l’ha aggredita poco più di due anni fa, era il gennaio del 2005.
“Ho cominciato con una tosse fastidiosa – racconta – ma il medico non si preoccupò, eravamo tutti malati in quel periodo. Ma la mia tosse non passava, i primi di marzo era ancora lì, e il medico continuava a non capire. È tutto pulito mi diceva, non riesco proprio a capire da dove venga”. Romina però stava sempre peggio, arrivarono i primi disturbi del sonno, poi il prurito, terribile, di cui porta ancora i segni: “Non riuscivo a chiudere occhio, ero dimagrita, nervosa, non dormivo mai, l’unica cosa che facevo era studiare. In giugno mi dissero che ero allergica, poi si aggiunse il sospetto di un esaurimento. Tutti pensavano che fossi esaurita per lo studio, ma io stavo malissimo, ricordo quei mesi come un incubo, in confronto le sedute di chemioterapia sono state una passeggiata”. Finalmente però qualcuno comincia a dubitare dell’allergia e dell’esaurimento, il padre dell’allora fidanzato di Romina le fissa un appuntamento da un amico per fare le prove allergologiche: nulla, Romina non ha alcun problema di allergia. A queste prove segue una visita e una lastra al torace: “Il medico, guardando la lastra, cominciò a scuotere la testa – racconta – in quel momento capì che qualcosa non andava. Io lo sapevo, non ero né esaurita né allergica, ero molto semplicemente malata”.
Linfoma di Hodgkin, al quarto stadio: nel torace di Romina c’erano una massa di 10 centimetri, una di 5 sotto il cuore, e due, rispettivamente di 4 e 2 centimetri, sotto il diaframma. Per lei cominciò un periodo di controlli: tac, biopsie toraciche, biopsia midollare, e un intervento chirurgico con un ricovero di 2 settimane in ospedale. “Essere ricoverata, paradossalmente, mi diede sollievo – spiega – finalmente mi stavano curando, ero malata e qualcuno se n’era accorto. Non ero esaurita, ero malata, ma nel frattempo avevamo perso 6 mesi”.
In settembre arrivò la prima di 12 sedute di chemioterapia, una ogni 2 settimane, sei mesi di cure, poi a marzo la PET che smantella l’incubo: remissione completa. “Ricordo i mesi delle cure, quando andavo in reparto, dove ero la più giovane. Ho sempre mantenuto la voglia di ridere, portavo sotto braccio i miei libri universitari, non ho mai ceduto, ero sempre vestita e truccata. La mia voglia di vivere non si è mai spenta, e chi era lì con me, gli altri malati, condividevano con me questi momenti”.
Romina è forte, lo si sente da come racconta, da come combatte e difende il diritto di parlare di una malattia tabù: il cancro. “Ne ho parlato da subito, non è una colpa, è una malattia e parlarne è anche un modo per esorcizzarla. Da allora la mia vita è cambiata, io sono cambiata, sono felice di ogni istante che passa, mi rende felice poter condividere ciò che mi è accaduto con chi sta ancora combattendo la sua battaglia, sostenerlo, è il minimo che sento di dover fare”. Ora sta anche finendo di studiare lingue all’università e insegna. Dopo la malattia ha sconfitto anche un’altra delle sue paure: ha cominciato a guidare.

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