LA STORIA DI SIGNE DAMGAARD

L’amore. Importante per tutti, fondamentale per lei. Nel male e nel bene. Perché è stato “grazie” all’amore che ha scoperto di essere malata e, poi, che è riuscita ad affrontare uno dei momenti più complicati della sua vita. “Avevo perso fiducia negli uomini, ma lui è stato come un angelo”.
Signe Damgaard ha 38 anni ed è di Copenaghen, ma ha uno strettissimo legame con l’Italia. Per 4 anni, infatti, ha vissuto a Erba, in provincia di Como, dove ha conosciuto quello che, poi, è diventato il padre di suo figlio Danilo. Un grande amore culminato con il concepimento del bambino. Poi, però, tutto è finito e Signe, nel 1998, ha preferito far ritorno in Danimarca, a Kastrop, nei pressi della capitale, per crescere il bambino. Anni da mamma single fino a quando non ha incontrato Peter e il cuore ha ripreso a pulsare all’impazzata. “Fino ad allora non avevo avuto molta fortuna con gli uomini, ma quando ho conosciuto Peter mi sono resa subito conto che era una persona stupenda”. Un periodo felice, che, però, è durato poco. “Stavamo insieme da un mese e mezzo e una sera abbiamo fatto l’amore. Nel corso del rapporto mi è uscito del sangue e sono andata subito in ospedale per fare degli accertamenti”.
La diagnosi pronunciata nell’agosto del 2009 è stata tremenda: tumore all’utero. La nuova vita di Signe sembrava già essere sul viale del tramonto. Perché era pronta a lottare contro il male, ma pensava di dover scalare la montagna da sola. E, invece,non è stato così. “Mi è stato vicino sin dal primo istante, non ha più lasciato sola. Un angelo. Ho chiesto ai dottori se dovevo morire e loro mi hanno risposto di no, che potevo farcela. E allora ho risposto loro che dovevamo subito cominciare con le cure”. Il ricovero, l’intervento chirurgico che le ha asportato l’utero, la chemio e la radioterapia.

Tutto si è susseguito con una velocità impressionante. “E’ stato un periodo brutto e difficile, soprattutto per una donna come me che voleva avere tanti figli. Accanto a me avevo, però, Peter e Danilo, dovevo vivere anche per loro e Peter mi ha dato una forza incredibile tanto che più volte mi ha fatto piangere dalla gioia. Anche la mia famiglia è stata stupenda. Sono tornata a vivere dai miei genitori e Peter, anche se non li conosceva, ha bussato alla porta, presentandosi e dicendo che voleva starmi accanto.
Per 3 mesi abbiamo vissuto tutti insieme La radio e la chemioterapia sono pesanti, ti tolgono tutto, ma il mio cuore era comunque contento perché era malato il mio corpo, non la mia mente. Ho trovato dentro di me una forza che neppure sapevo di avere”. Uno stato d’animo che, per Signe, è alla base di ogni guarigione. “In quei momenti devi essere forte. E riesci a esserlo ti arriva ancora più forza. Perché quando arriva il male arriva anche il bene. Se riesci a trovare la serenità dentro di te ce la fai. Perché le persone che ti sono accanto ti possono essere d’aiuto, anche tanto, ma sei tu che devi credere in te stesso”.

 

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