LA STORIA DI PAOLA

Non si sentiva bene ed era stanchissima. “Ma era giugno, iniziavano i primi caldi e stava per finire l’anno scolastico”. Paola non aveva pensato ad altro, la spiegazione del suo stato di malessere era stata la più semplice e immediata. Invece, la spossatezza aveva un’altra origine, si annidava in quello strano indurimento che, pochi giorni dopo, avvertì al seno sinistro. Una scoperta che, tra paure, ansie, interrogativi, però, non le ha stravolto la vita. Perché Paola non si è fatta travolgere. Ha affrontato malattia e cure con forza, continuando a seguire la famiglia, i nipotini e non rinunciando neppure alle sue amate passeggiate in montagna, alla ricerca di minerali e fossili. “Ho dovuto solo sospendere la scuola, ma solo per un anno. Nel settembre successivo, infatti, ho ripreso l’attività .”
Era il giugno del 2001 quando Paola Sacchi, ora sessantenne di Sant’Ilario d’Enza (R.E.), di cui gli ultimi 30 trascorsi come insegnante elementare , capì che nel suo corpo c’era qualcosa che non andava.Nella sua mente
l'idea del tumore non aveva ancora preso forma perchè, da tempo ormai,
si sottoponeva a viste periodiche di prevenzione.
“Non sono mai stata capace di fare l’autopalpazione, ma quel giorno di giugno avvertii distintamente e miracolosamente un vasto indurimento in un seno che nell’altro non era presente. Ci ho messo mezz’ora per chiamare il medico”. E la diagnosi è stata impietosa: carcinoma al seno forse addirittura due,di diversa natura.Non si poteva operare subito
perchè troppo vasto quindi chemioterapia prima e dopo l'intervento.“Il periodo intercorso tra la diagnosi e la prima chemio è stato il più brutto. Ci ho messo diversi giorni prima di accettare quello che mi stava capitando, ero impaurita per come sarei stata e preoccupata per la mia famiglia”. Paure che, poi, sono svanite. “Durante i trattamenti ho persino chiesto all'oncologo se avesse calcolato bene i dosaggi perché stavo abbastanza bene e facevo le cure andando e tornando da sola. Inizialmente non avevo neppure perso i capelli, poi, invece, sono caduti in un attimo.Vedermi, la prima volta ,pelata è stata una sensazione strana, poi ho reagito; m’infilavo la parrucca (o un cappello) e andavo in giro, coi miei nipoti o in montagna con mio marito. Per scherzare ho anche chiesto ai miei familiari se si erano accorti che mi stavo curando”. L’intervento dell’ottobre del 2001 è riuscito alla perfezione anche se poi ha dovuto fare
altri cicli di chemioterapia e quaranta sedute di radioterapia.” Il recupero di Paola è stato svelto, tanto che a settembre del 2002 ha ripreso anche il suo posto in classe. “I miei alunni incontrandomi per strada, quando non
andavo a scuola, dicevano in famiglia che ero sempre in ordine avendo il
tempo, ora, di andare dal parrucchiere. Sono poi stati anche tenerissimi quando mi hanno chiesto se erano stati loro a farmi venire il tumore per la troppa vivacità.” Un recupero figlio senza dubbio della medicina, ma anche dell’atteggiamento di Paola. Positivo e aperto, anche nel momento della difficoltà. “Del mio male parlavo con tutti e mi hanno aiutato molto gli incoraggiamenti e le preghiere che venivano dagli amici e
conoscenti, mi facevano tanto bene.
Bisogna parlare del tumore, non ha senso nasconderlo. Quando una persona si sta sottoponendo alla chemioterapia la riconosco facilmente anche se non ne ha fatto parola con nessuno e, anche se non so chi
sia, mi avvicino e la incoraggio perchè anche la mia situazione era grave
ma,poichè le sto parlando, vuol dire che tutto è andato bene.
Devo precisare però che ho ricevuto il dono della fede e in questo
periodo difficile ho sentito continuamente la presenza di Dio e della sua
santa Madre nella mia vita, mi sono sentita accompagnata e questo mi ha
reso tutto più facile e più semplice.

 

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