LA STORIA DI MARA

La sua vita non è rimasta uguale a prima. Il “dopo” è cambiato. E di molto. “Ho iniziato ad affrontare la vita in maniera diversa, ho capito quali sono le cose veramente importanti e ho rimesso in fila la scala dei valori”.

La storia di Mara, 53 anni insegnante di Reggio Emilia, sposata e madre di quattro figli, è l’esempio di come, a volte, le sensazione personali siano più efficaci della prevenzione medica. Una rigorosa prevenzione. Affetta da cisti e adenomi, infatti, ogni anno effettuava la mammografia (“ma niente auto-palpazione perché avevo sempre paura di trovare qualcosa”), esame che, però, non aveva mai evidenziato nulla di anomalo. Eppure, nel febbraio del 2004, quattro mesi dopo l’ultima verifica, in un momento di relax sul divano, Mara si toccò il seno, sentendo distintamente qualcosa di duro. “Fui attraversata da una scossa lungo tutto il corpo e avvertii la sensazione che c’era qualcosa che non andava”. Sarebbe dovuta tornare in ospedale a ottobre per il consueto controllo e, invece, il giorno dopo era già dal medico per fare la richiesta di una visita senologica. Prima le analisi ordinarie, poi per due volte l’agoaspirato, ma niente: in entrambi i casi il prelievo citologico non consentiva una valutazione diagnostica, ma il medico le disse ugualmente di star tranquilla e di tornare fra un anno.  

Eppure, al tatto, quel “qualcosa” cresceva e con esso una sensazione di inquietudine e paura che minavano il desiderio di tranquillità. Un malessere proseguito fino a giugno. “Durante un collegio docenti, non vedendo una collega, chiesi dove fosse, mi fu risposto che non era presente perché era andata a togliersi una ciste al seno. In quel momento avvertii la seconda scossa. E, appena uscita da scuola, mi recai dal medico. Volevo che mi dicessero cosa fosse quella cosa che sentivo, che facessero chiarezza. Non è stato un bel momento perché sembrava quasi che fosse un mio capriccio. Fu fatta una biopsia e, dopo circa un mese (non si capiva dove fosse finito l’esito!!) si  mi fu dato il responso: si trattava di un carcinoma infiltrante ”. Quel sentimento di paura che per mesi aveva aleggiato nella sua mente, improvvisamente assunse un contorno e un nome. Il cancro aveva colpito il seno destro, nascondendosi vicino alle costole e rendendo difficoltosa la sua individuazione.”Non sapevo più cosa fare né a chi rivolgermi, mi sono sentita in difficoltà. Avevo tanta paura soprattutto perché erano passati dei mesi dal momento in cui mi ero accorta della presenza del tumore”. Sensazioni di smarrimento che Mara ha superato anche grazie alla sua famiglia (“sono stati eccezionali, l’abbiamo affrontata tutti insieme”), agli amici e ai medici cui poi si rivolse. Operata ai primi di luglio, il decorso post operatorio filò tanto liscio che a settembre riprese regolarmente il suo posto dietro la cattedra. Il cancro, però, non è stata una parentesi estiva, di eredità ne ha lasciate. E non sono negative.

“Non si diventa improvvisamente dei super uomo, la sofferenza resta, ma si cambia. Ho capito quali sono le cose veramente importanti della vita: l’affetto dei tuoi cari, la condivisione degli amici, le persone che incontri. Ho riscoperto una fede cristiana più autentica che non mettesse in dubbio l’amore di Dio per noi, nemmeno in quei momenti ma che desse un senso nuovo alla preghiera, ripetuta tante volte, “Sia fatta la Tua volontà”. Ho imparato a guardare sempre positivo e a dare importanza alle cose che ce l’hanno veramente. Ero apprensiva, e lo sono un po’ ancora, e me la prendevo per le piccole cose: oggi, invece, ho capito che la vita è importante e ogni giorno va vissuto intensamente, non va sprecato”.

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