LA STORIA DI ANNA
Stava affrontando gli ultimi mesi del suo (primo) calvario, ma già era proiettata al futuro. Il suo e quello delle donne che si sarebbero trovate nella sua stessa situazione. E così, Anna, 49 anni di Monza, decise di fondare “Salute Donna”, un’associazione rivolta alle signore colpite dal tumore al seno e alle famiglie che si trovano costrette ad affrontare una prova così impegnativa. Sono passati 17 anni e oggi su può dire che quella sfida, apparentemente impossibile, è stata vinta.
 Dall’istituto tumori di Milano dove si trova la sede principale, l’associazione si è estesa a tutta Italia (a breve sbarcherà anche in Campania), offrendo un contributo di primo piano nella lotta al cancro alla mammella. Un mondo che il destino ha fatto improvvisamente incrociare con la vita di Anna. Aveva 32 anni quando si è ammalata per la prima volta e fino ad allora i suoi pensieri erano rivolti ad altro.
“Mio figlio aveva due anni e tutti i miei sforzi erano rivolti a lui, al mio lavoro e alla mia famiglia. Mi stavo concentrando sul mio percorso di vita e non avrei mai pensato di ammalarmi”. E, invece, un giorno Anna sentì un nodulo al seno e, senza pensarci due volte, si recò in un ambulatorio per effettuare un controllo. “Niente, è tutto a posto”, fu la conclusione del medico. Una risposta tranquillizzante per tutti, ma non per Anna. “Sentivo una vocina, che ho identificato con il mio angelo custode, che mi ripeteva “non fidarti, non fidarti, vai a farti vedere”. E così, due giorni dopo la prima diagnosi, mi recai all’istituto tumori”. La diagnosi fu completamente diversa: tumore maligno al seno. Gli otto mesi che seguirono, tra trattamenti di chemio e radioterapia, furono difficili e dolorosi. Ma proprio nel momento di massima difficoltà, Anna, spirito combattente e mai domo, si rese conto della necessità di voltare pagina. “Sentivo che dovevo fare qualcosa, impegnarmi per dare ad altre donne che si sarebbero trovate nelle mie condizioni quelle risposte che io non riuscivo a trovare”. E così è nata Salute Donna, una realtà che cerca di sostenere chi si ammala, sfruttando una rete che si è irradiata da Milano per diventare sempre più fitta. Tanti sono gli impegni che l’associazione porta avanti: garantisce visite preventive gratuite per il seno e la cute, mette a disposizione uno psicologo sia per il malato che per la sua famiglia, porta avanti progetti di educazione alimentare nelle scuole perché uno stile di vita corretto è fondamentale per la prevenzione e organizza corsi di comunicazione per i medici, perché il modo in cui i dottori si rapportano al paziente è un tassello fondamentale nel processo di guarigione. L’ultima sfida riguarda la costituzione di un tavolo politico formato da sei donne di tutti gli schieramenti per studiare un progetto di legge per rendere uguale in tutta Italia il trattamento del tumore al seno che oggi viene curato in modo diverso a seconda della Regione.
Un impegno gravoso che l’ha aiutata anche quando, sette anni dopo la prima diagnosi, le fu scoperto un secondo tumore, questa volta all’altro seno. “Fu meno traumatico perché sapevo cos’era la malattia. Certo la sorpresa c’è stata, ma non è stato un incubo. La conoscenza è fondamentale nell’affrontare il tumore: per battere il nemico devi conoscerlo. Non devi subirla perché in questo caso ti poni in una posizione di vittimismo, in un angolo e non riesci ad affrontare quello che verrà. Bisogna, invece, combattere. In giro, purtroppo, c’è troppa ignoranza, le donne devono capire che non basta una mammografia, m devono informarsi. A volte è più difficile gestire la mete del paziente che la malattia e questo può inficiare le stesse cure e la vita futura”.

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