LA STORIA DI ALESSIA

Sarebbe dovuto essere uno dei momenti più felici della sua vita. Quella gioia che solo la nascita di un figlio sa regalarti. E, invece, due mesi dopo il parto, si è trovata costretta ad affrontare l’incubo di un tumore maligno. Lo shock è stato forte, come pure la paura (“anche se la preoccupazione maggiore era rivolta ai miei figli e a mio marito che, nel caso non ce l’avessi fatta, avrebbe dovuto crescere da solo i nostri cinque bambini”), ma Alessia, 42 anni, ha avuto la forza di reagire. Anche grazie alla fede.

Quella fede che non l’ha abbandonata mai. Neppure quattro anni fa, nel periodo più buio. Mesi che sarebbero dovuti essere solo un distillato di serenità. Alessia era in attesa del quinto figlio quando, a fine 2004, notò la presenza di un qualcosa  a livello uterino. Sorpresa e preoccupazione (cresciuta, poi, quando si staccò), però furono ben presto dissipate in ospedale dove i medici la tranquillizzarono, dicendole che si trattava solo di un polipo. Stessa situazione, stessa diagnosi e stessa rassicurazione ripetutasi un mese prima del parto. Niente, andava tutto bene. “I medici continuavano a dirmi che non dovevo preoccuparmi. In effetti il parto è andato bene e tutto sembrava procedere per il meglio. Due mesi dopo la conclusione della gravidanza, però, quello che doveva essere un polipo si è riformato e questa volta ho chiesto che venisse analizzato”. Il responso fu traumatico: sarcoma.

Ne seguì un periodo d’incertezza, tra decine di esami e medici che prospettavano soluzioni diverse. Fino alla visita da uno specialista di Monza che le disse che bisognava procedere con un’operazione drastica, togliendo utero, ovaie e linfonodi. “Ero impaurita, tutto si susseguiva così in fretta e non c’era il tempo per fermarsi e pensare. Poi il medico si rivolse a me con queste parole: “Si ricordi che lei ha una responsabilità grande: i suoi cinque figli”.

Una frase che mi ha convinto, anche perché penso che Carlo, il mio ultimo bambino, sia stato il mio angelo custode: senza la gravidanza, ci saremmo accorti molto più tardi del sarcoma”. L’operazione, la chemioterapia, le difficoltà fisiche: tanti, inevitabili, problemi superati soprattutto grazie alla vicinanza della famiglia e degli amici (“i loro volti mi hanno accompagnato lungo quel corridoio dell’ospedale altrimenti troppo lungo da affrontare”), grazie allo spirito combattivo e alla fede di Alessia. “Dell’esperienza che ho fatto della malattia io mi porto dentro una gran serenità dovuta alla scoperta di un destino buono sulla mia vita. Non è facile da spiegare ma in quel periodo ho abbandonato tutti i miei problemi e i miei progetti e mi sono affidata a Gesù. Egli ha per me un destino buono anche se a volte non lo riconosco. L’ho intuito da come sono cambiati i rapporti con mio marito, i miei figli, la mia famiglia e i miei amici. Non bisogna lasciarsi prendere dallo sconforto, ma guardare sempre al lato positivo della circostanza in cui siamo messi e lasciarsi guidare. Il dolore e le sofferenze dell’operazione e delle terapie rimangono ma si riescono ad affrontare con il sorriso sulle labbra e a chi mi chiede di quell’anno io posso solo rispondere che è stato un anno di grazia ”.

www.lampada-aladino.it