LA STORIA DI ALESSANDRO

Prima della malattia viaggiava a cento all’ora. Ora ancora di più. “Perché voglio fare più velocemente le cose che facevo prima: quest’esperienza, se superata, ti rende ancora più forte”.

Alessandro vive a Dalmine, in provincia di Bergamo e di professione fa l’imprenditore. Ha 34 anni e si direbbe un uomo ricco di entusiasmo e interessi. Sono passati dieci anni da quando gli fu diagnosticato il tumore, un periodo apparentemente lungo che, però, non ha sbiadito il ricordo di quel che ha trascorso. E non potrebbe essere diversamente perché non ci si può dimenticare di certe cose.

Aveva 24 anni, frequentava la facoltà di Ingegneria al Politecnico di Milano e aveva una grande passione per il calcio. Una vita tranquilla se non fosse stato per quegli improvvisi e violenti attacchi febbrili di cui soffriva. Febbre alta che compariva la sera, ma di cui, poi, la mattina seguente, non c’era più alcuna traccia. Fenomeni strani, privi di apparente spiegazione e dei quali, forse, non si voleva cercare una spiegazione.

“In quei momenti ritenevo solo che fosse febbre, non pensi ad altro”. Quell’altro, un linfoma di non Hodgkin molto aggressivo con una massa tumorale dalle dimensioni di più di dieci centimetri, che, invece, gli aveva invaso la zona del petto e che gli era stato diagnosticato a febbraio del 1999 grazie  a una radiografia al torace eseguita dopo un’analisi del sangue che aveva svelato valori sballati. “Un fulmine a ciel sereno. Ma non mi sono abbattuto, è la cosa peggiore in assoluto, anzi ho reagito in modo positivo: sapevo che c’erano concrete possibilità di guarigione e ho lottato con tutte le mie forze, l’ho preso di petto”. Le cure si sono protratte per otto mesi.

Un periodo lungo, non privo di difficoltà (“le cure sono state debilitanti”) e anche con momenti di sconforto (“la paura è un sentimento assolutamente normale”), ma superato grazie a se stesso e agli altri. “La tranquillità ti viene innanzitutto dalla testa, se ti abbatti è peggio. Anzi a essere più preoccupati erano le persone che mi stavano accanto. In tanti mi sono stati vicino, molte amicizie si sono cementificate, c’era solo una cosa che non mi piaceva: mi trattavano con apprensione, mentre io volevo che si comportassero normalmente”.

Appese le amate scarpette al chiodo (“a gennaio del 2000 avevo già ripreso la preparazione atletica, ho giocato per diversi anni, ma poi mi sono dovuto arrendere al lavoro”), Alessandro ha conseguito la laurea dopo un anno sabbatico, ed ora corre più forte e velocemente di prima. “E’ stata una brutta parentesi, ma solo una parentesi. Esternamente sono rimasto uguale, interiormente sono anche migliore”

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